Granchio finto: pesca con Power Crab Marukyu

granchio finto
Foto: Arnaldo Mangolini

La primavera è agli sgoccioli e inizia a cedere il passo all’estate, finalmente possiamo goderci qualche ora di pesca in prima serata a base di light rock. La serata scelta è stellata, la temperatura piacevole che obbliga solo a un wind-stopper a causa di u po’ di umidità.

una leggera brezza profumata arriva dal mare mi sento ispirato e molto fiducioso cosi prendo il marsupio con un minimo di attrezzatura e mi dirigo al porto: si pesca con il granchio finto, per la precisione il Power Crab Marukyu.

Attrezzatura per il granchio finto

Arrivato sulla banchina prendo uno spezzone di circa due metri di fluorocarbon dello 0.19 e con un nodo albright lo collego al trecciato che ho caricato nella bobina del mulinello: un nodo molto semplice veloce e dall’ottima tenuta.

Apro la scatolina delle jig-head do un’occhiata e ne scelgo una classica a pallina da tre grammi e mezzo a gambo medio e con un gap abbastanza pronunciato e la lego velocemente al finale.

Power Crab Marukyu

Ora tocca alla scelta dell’esca solitamente i questo periodo sono abituato ad utilizzare delle piccole creature.

Cercando nel marsupio la mia attenzione cadde su una bustina molto particolare si tratta di alcuni granchi finti di casa Marukyu che gia in passato mi regalarono belle catture.

granchio finto marukyu

fiducioso e guidato dall’istinto ne innesco uno e inizio a lanciare.

Le prime tocche non ci mettono molto a farsi sentire, ma purtroppo le ferrate vanno a vuoto per un po’ perché non si tratta di pinnuti ma di piccole seppie, che in prossimità del fondale erano state ammaliate dai movimenti molto realistici e dalle vibrazioni che quest’esca è in grado di creare con zampette e chele.

In pesca

Continuo a insistere il presentimento è buono. Cambio approccio inizialmente pescavo in verticale molto attaccato alla banchina, in un punto dove non ci sono barche.

Mi sposto e vado in un punto che conosco molto bene con fondale frastagliato, ricco di alghe e rocce e inizio a lanciare sotto l’ombra delle barche ormeggiate.

D’un tratto cala un silenzio quasi surreale, rotto solo dallo stridio delle cime delle barche che si tendono col dondolio degli scafi.

Finalmente ci siamo.

Uno stop deciso sull’esca mi avverte di una mangiata, ferro deciso il pesce.

Stavolta c’è, non è una seppia. Il pesce, dopo un paio di tentativi di cercare rifugio sul fondale, viene in superficie con la caratteristica bocca bianca aperta. Si tratta di una bella spigoletta, ormai esausta la guadino una veloce foto ricordo e via di nuovo libera verso il fondale.

Mi sposto ancora, stavolta scelgo un punto dove l’acqua è decisamente più bassa ed il fondale sempre ricco di ostacoli e tane. Stavolta il target è lo scorfano, il re a parer mio di questa divertentissima tecnica.

I primi ad arrivare però sono altri due ghiozzi, prede “classiche” del light rock:

Ghiozzo sul granchio finto

Insisto ancora un po’, ma inizia a farsi tardi. Alterno diversi tipi di recupero, da lineare a toccare le rocce con saltelli intervallati da piccole pause, ma niente.

Faccio una piccola pausa, mi siedo 5 minuti sul ciglio della banchina mi rilasso un attimo e faccio “riposare lo spot”.

Sembrerà una stranezza ma non lo è. Dopo diversi lanci in un punto è bene fare una piccola pausa o anche cambiare esca perché il pesce, dopo alcuni lanci, può essere infastidito e di conseguenza non aggredirà le nostre esche. Inoltre, lanciare senza sosta potrebbe far “abituare” il pesce alle vibrazioini della nostra esca, rendendola meno attraente.

Riprendo e, al secondo lancio, una bella botta secca e decisa sul vettino della canna aspetto un secondo e  finalmente ferro dal tirare riconosco subito di cosa si tratta!

Sua maestà ha ceduto al POWER CRAB venendo a coronare una bellissima serata molto piacevole ma non semplice da interpretare ma si sa il bello della pesca è proprio questo non ci sono mai certezze.

Marukyu Power Crab al microscopio

La prima cosa bella è che si tratta di una soft bait completamente biodegradabile cosa non da poco a mio avviso.

si tratta di un’imitazione di un piccolo granchio. La morbidezza del materiare è incredibile, tale da offrirgli u’ottima mobilità che associata al forte realismo e agli amminoacidi presenti nella confezione e mescolati ai polimeri della gomma ne fanno un’esca eccezionalmente polifunzionale.

Adatta a moltissime prede e tecniche dal light rock, al bolentino e perché no anche per la pesca a bolognese, disponibile in varie misure e nei colori red, green, purple e brown.

Altri granchi finti:

Articolo di: Arnaldo Mangolini

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